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Kommunist sous presse !
vendredi 25 novembre
Le volume des textes de la revue Kommunist (Moscou, 1918) est actuellement chez notre imprimeur. Les exemplaires seront disponibles à partir du samedi 3 décembre. Nous voudrions remercier très chaleureusement tous les souscripteurs pour leur confiance, leur soutien et bien entendu, pour leur inaltérable patience, qui fut mise à rude épreuve. Le livre arrive. Ceux qui se rendront à l’une des deux journées de la conférence Smolny 2011, pourront y récupérer directement leur exemplaire souscrit.
Transcription de la chronique de Pagolo di Ser Guido, cimatore
Archivio di Stato de Florence, Strozziane, 2e série, LIX, f° 98r-101r.
15 gennaio 2013 di laura
Extrait des Appendices de l’ouvrage d’Alessandro Stella, La Révolte des Ciompi, Paris, Éditions de l’EHESS, 1993, p. 271-275.

Présentation par Alessandro Stella :

Dans le fonds Strozziane de l’Archivio di Stato de Florence se trouve une copie, datant probablement du XVIIe siècle, de la chronique de Pagolo di Ser Guido relative aux événements de 1378. L’original a été sans doute perdu. À en juger par le titre et par quelques bribes recopiées à la fin de ce texte, le récit des faits survenus en 1378 faisait partie d’un ouvrage plus vaste, dans lequel les souvenirs publics se mélangeaient aux ricordanze personnelles et familiales. Que la réduction du libro di memorie e ricordi à la seule chronique du « Tumulte » ait été faite par Carlo Strozzi (auteur probable de la copie) ou que le célèbre érudit n’ait fait que sauver la seule partie qui avait survécu jusqu’à lui, nous ne le savons pas. Reste le regret qu’ait disparu un texte qui aurait pu être très précieux, vu l’extrême rareté d’écrits (on peut les compter sur une seule main) émanant des couches modestes de la population  [1]. Connue par quelques historiens des Ciompi, la chronique de Pagolo di Ser Guido n’a pas encore été éditée ; curieuse lacune, puisque c’est la seule des chroniques du « Tumulte » qui n’ait pas été écrite par des membres des couches supérieures ou par des professionnels de l’écriture.

Fils d’un petit notaire ou d’un maître d’école, grâce auquel il avait très probablement appris à écrire, Pagolo n’a pas suivi la carrière de son père, s’employant comme cimatore (tondeur de draps), ainsi qu’il se définit lui-même (f° 101r), et auparavant comme orpellaio (fabricant d’oripeaux), comme il est désigné dans le registre des prestanziati d’avril 1378  [2]. Il habitait le Quartier d’Oltrarno, d’abord dans la Via dei Carmino  [3], contrada de Camaldoli, ensuite dans le Gonfalon de la Scala (f° 100v), et il était pauvre  [4].

Un petit artisan pauvre qui sait écrire, mais dont le style révèle qu’il n’en a guère l’habitude ; on a l’impression, en effet, que son récit est oral (poi..., poi..., poi... ; la confusion chronologique est grande). Mais Pagolo, qui semble bien avoir participé directement aux événements de 1378, n’est pas un Ciompo, et n’est pas ami des Ciompi. Il cite souvent les noms de notables persécutés, pas une seule fois ceux des représentants des Ciompi ; racontant la répression d’un « complot » en décembre 1378 (f° 100v), il écrit que furent décapités douze hommes, parmi lesquels Messer Ghirigoro Tornaquinci et Pippo de’ Rossi, et que « les autres étaient des pauvres ». Pagolo paraît bien être un représentant de ces minuti qui deviennent minori, et il aura effectivement accès à des responsabilités publiques pendant le gouvernement des Arts mineurs : au mois de février 1379 (st. com.), il est conseiller (arroto) du gonfalonier de la Scala et la même année il participera à une autre élection (f° 100v, 101r).

* * *

Da un libro di memorie e ricordi di Pagoto di Ser Guido cimatore

[f° 98r] Adì 15 di Giugno 1378 si gridò nel Palagio de’ Priori Viva il Popolo più volte, e serraronsi le botteghe, e fu il venerdì sul vespro. Poi il martedì si levò il romore e armossi il Popolo e tutte l’Arti corsono in su la Piazza de’ Priori co’ loro Gonfaloni gridando Viva il Popolo, alle 13 hore partissi l’Arte de’ Vaiai co’ loro Gonfalone e andò a casa Messer Lapo da Castiglionchio e rubaro e arsono lui e Consorti, e andarono a casa il Mastino e arsono e rubarono, poi andarono a Carlo e arsono e rubarono, e poi andarono a casa gli Albizi e arsono Piero di Filippo e figli di Pepo d’Antonio, e figli di Uberto d’Antonio di Jacopo d’Alesso con certi Consorti, e arsono il Migliore Guadagni, e arsono Jacopo e Simone e Sandro de’ Pazzi e poi arsono i Bondelmonte, poi andarono a rompere le Stinche poi arsono Niccolò e Tommaso Soderini, poi rubarono Messer Filippo Corsini, poi rubarono Bonaiuto Serragli e’l fratello, e Messer Coppo da San Friano rubarono, poi arsono Messer Ristoro Canigiani, poi rubarono gli Agnoli, poi vollono rompere la Camera del Comune, difesela l’Arte de’ Pizzicagnoli, poi si ripose la sera. Poi l’altra mattina si levò una brigata di forestieri fiamminghi sotto uno cappello, andarono a Santo Spirito e cominciarono a rubare, allora si trasse fuori il Gonfalone della Libertà e andarono con esso tutti i soldati da cavallo ella Podestà fu Capitano, e andò con lui l’Aseguitore e’l Capitano del Popolo e sedici

Pennoni con cinquanta per Pennone, e cercarono la terra col ceppo e con la mannaia e con capresti, presono cinque fiamminghi, si appiccarono l’uno in su la Piazza de’ Priori, l’altro in mercato, [f° 98v] l’altro a Santa Maria Novella, l’altro da Borgo Ognissanti, l’altro a Santo Spirito. Poi si riposò e asserragliossi tutta la terra e ogni Gonfalone guardarono di dì e notte alle loro poste, infino il mercoledì vegnente. Poi s’apersono le botteghe e puosesi giù l’arme. Due ce n’é a scrivere che furo rubati il martedì : Vieri di Messer Pepo Cavicciuli nella Via Larga, e Francesco Martini nel Borgo di Santa Croce. Poi il venerdì adì 2 di luglio 1378 l’Arti diedono la Pitizione contro alla Parte e contro ai Grandi e più altre cose, non si potea vincere tra Collegi, armaronsi tutte l’Arti, all’hora si vinse, ciò che vollono ; poi la domenica vegnente adì 18 del presente mese di Luglio 1378 venne l’ulivo della Pace alle 20 hore con la Chiesa, ch’era durata la guerra tre anni. Poi il martedì vegnente adì 20 detto mese di Luglio avevano presi i Priori tre poveri huomini voleano loro tagliare il capo in su la Piazza, si levò il romore e corsono in sù la Piaza gridando Viva il Popolo Minuto e l’Arti, e combatterono il Palagio un pezzo. Poi si partì una brigata e andarono e arsono le case di Messer Luigi e di Messer Piero Guicciardini ch’era Gonfaloniere di Giustizia, all’hora renderono i tre poveri huomini, all’hora lasciarono stare il Palagio dei Priori e assalirono l’Aseguitore, e tolsongli il Gonfalone della Giustizia. Poi arsono Alessandro di Niccolaio degli Alessandri. Poi arsono Ridolfi e Corsini e Messer Coppo, e Andrea di Segnino e il Moscone e Simone di Rinieri Peruzzi e Ser Piero delle Riformagioni e Domenico di Berto, e Ser Nuto. Poi andarono a casa Salvestro di Messer Alamanno de’ Medici e menaronlo alla Piazza de’ Priori e fecionlo Cavaliere del Popolo Minuto e [f° 99r] dell’Arti, fatto lui se ne ferono bene sessanta Cavalieri Cittadini. Poi la sera si pose il Gonfalone al Palagio e’l Messer Stefano, poi il mercoledì mattina per tempo feciono richiedere tutte l’Arti, salvo che quella della Lana, e tutte vi vennono le venti, poi mossono il Gonfalone, assalirono il Palagio del Podestà e combatteronlo più d’un hora ; la Podestà s’arrendé a patti con parola de’ Priori, salvo le persone e uscinne, entrovvi il Gonfalone e tutte l’Arti e arsono tutte masserizie e libri e carte. Poi si riposò quel dì. Poi il giovedì mattina in su la terza mossono il Gonfalone alla Piazza de’ Priori e mandarono a dire ai Priori che ne uscissi no, ed eglino chiesono la sicurtà delle persone, e fu loro fatta, uscironne, entrovvi il Gonfalone col Popolo Minuto. Poi tra la nona e’l vespro scesono in Aringhiera e presono Balia dal Popolo di riformare la terra, fece la carta Ser Coluccio. Poi in sul Vespro fu insegnato Ser Nuto, corsevi il pennone de’ Cimatori e presonlo e uccisonlo e strascinaronlo in su la Piazza de’ Priori e appiccaronlo pe’ piedi, beato chi ne poté avere un poco, non vi rimase altro che un piede e mezza la gamba. E arsono Michele di Vanni, arso no le masserizie a Bonaccorso di Lapo Giovanni e disferono la casa. Arseno all’Ufficiale della Lana tutti e libri e masserizie. E arsono all’Ufficiale della Grascia i libri e masserizie. El martedì medesimo ch’arsono l’altre, e’l giovedì che intrarono in Palagio de’ Priori arsono ali’ Aseguitore, e al Capitano tutte masserizie e libri e carte. Poi il venerdì trassono i Priori e Dodici e Gonfalonieri poi entrarono in Ufficio il sabbato vegnente adì 27 detto mese di Luglio. [f° 99v] El dì cominciarono il loro ufficio a Onore e Stato dell’Arte e del Popolo Minuto cui Iddio mantenga sempre in pace e buono stato. Ribandirono gli sbanditi salvo che ribegli senza costo, se non un fiorino per uno a farsi cancellare.

Poi adì 25 d’Agosto 1378 si levò il romore su la terza, e vennono alla Piazza de’ Priori armati, gridando Viva il Popolo Minuto e l’Arti e subito mandarono otto in Palagio ai Priori con una Pitizione che si levasse le Provegioni a’ Cittadini e l’armi e l’ufficio a’ Cavalieri, e altre Pitizioni assai, tutte si vinseno, poi il venerdì sera di notte questi otto andarono in Palagio a’ Signori con certe Pitizioni suggellate e feciono giurare a’ Priori vecchi e a’ nuovi e a’ Collegi che arebbono vinte tutte le loro Pitizioni, tutti giurarono. Poi il mercoledì mattina due di quegli otto andarono in Palagio de’ Priori, e’l Gonfaloniere della Giustizia trasse fuori la spada e fedì l’uno in su la testa e fecegli pigliare, poi s’armò e trasse fuori il Gonfalone della Giustizia e montò a cavallo con la spada sanguinosa in mano, cercò tutta la terra gridando Viva il Popolo e l’Arti. Poi in sul vespro tutte l’Arti miseno i Gonfaloni nel Palagio de’ Priori, salvo che Pettinatori e Scardassieri non vollono dare la loro, all’hora l’altre Arti gl’assalirono e ruppongli e uccisonne quattro e fedironne assai, e cacciarongli della Piazza e subito cavarono fuori il Gonfalone della Libertà, e cercarono San Piero Gattolino e Camaldoli e Belletri, e Santo Ambrogio. Poi lo rimisono drento, e ciascuno Gonfalone tornò a casa. Poi alle tre hore cominciò a Santo Ambrogio a sonare a martello e sono ben un’ora. Poi cominciarono a sonare quelle de’ Priori [f° 100r] e del Podestà a martello, all’hora sonarono tutte l’altre di Firenze, all’hora s’armò il Popolo e l’Arti, e così istettono tutta notte, e l’altro dì armati cercando la terra sempre isfolgorando la battilana, e in su’l vespro sonarono a Parlamento, e vennono i Priori e Collegi in Aringhiera e confermarono le due Arti nuove, cioé Tintori e Farsettai co’ loro membri, e appiccaronle con le quattordici, e privarono l’Arte degli Scardassieri, che non dovessono avere Ufficio niuno, né chi fosse mai matricolato a quell’Arte, e dovessono l’Ufficio alle sedici Arti cinque Priori, alle sette Arti e agli Scioperati quattro, l’una volta il Gonfalone alle sedici, l’altra alle sette; alle sedici nove Gonfalonieri di Compagnia, alle sette, sette Gonfalonieri ; alle sedici sette Dodici, alle sette cinque Dodici, così all’avenante tutti gl’altri Uffici erano di sopra. La domenica dì 30 d’agosto in su’l vespro si trassono i Priori e Gonfalonieri sendo tutte l’Arti armate in su la Piazza co loro Gonfaloni. Quella del Battilana stava alla porta de’ Priori, e volevano sapere chi era tratto, e se non piaceva loro faceanlo stracciare, fecenne stracciare tre battilana. Adì 10 di settembre 1378 si renderono i Gonfaloni all’ Arti con pace, dov’erano 21, sono 23 Arti, le quattordici son cresciute due, cioé l’Arte de’ Tintori, e l’Arte de’ Cimatori. Poi adì 27 di [f° 100v] dicembre 1378 si scoperse un trattato che ci tenea mano grassi e grandi e battilani, furonne presi e tagliato il capo a dodici fra quali fu Messer Ghirigoro di Pagnozzo de’ Tornaquinci e a Pippo di Fornaino de’ Rossi, gl’altri furono poveri, furonne isbanditi molti, chi nella persona, e chi in danari, e confinati, fra quali fu nella persona Mariano e Alesso degli Albizi, e Luca di Piero, Niccolò Bordoni, Bartolomeo di Niccolò, e Bese Megalotti, Guerriere de’ Rossi e’l figlio, e uno degli Strozzi. Poi di Marzo 1378 si scoperse un altro trattato, ebbene bando Guerriante Marignolli e’l figlio, furonne guasti assai poveri. Poi di dicembre 1379 funne guasti Filippo di Biagio degli Strozzi, Nanni di Piero Anselmi, Carlo Mangioni, Messer Jacopo Sacchetti, Piero di Filippo degli Albizi, Mastino Siminetti, Cipriano di Lippozzo Mangioni, Messer Donato Barbadoro, innanzi costoro era suto guasto Giannozzo Sacchetti per trattato, funne condannato Piero Canigiani, Guido della Foresta, Bonifazio de’ Peruzzi, Antonio da Uzzano in fiorini 2000 per uno, pagò Bonifazio de’ Peruzzi e Antonio da Uzzano.

1378.

Si fece lo squittino de’ Priori del mese di Febbraio 1378. lo Pagolo di Ser Guido fui Arroto di Bartolomeo di Giovanni bastiere Gonfaloniere della Scala, fece si chi avesse le fave nere le due parti de presenti intrasse nel nuovo e nel vecchio Priori [f° 101r] Dodici e Gonfalonieri, e chi fusse tirato su per le più fave intrasse pure nel nuovo.

lo Pagolo di Ser Guido cimatore fui a fare lo Squittino dell’Unione.

1379.


Sur le site :

— Présentation et souscription pour l’ouvrage La Révolte des Ciompi - Un soulèvement prolétarien à Florence au XIVe siècle, une co-édition CMDE & Smolny, Février 2013 ;

[1] Sur la diffusion de l’alphabétisation dans les milieux modestes, cf. Armando PETRUCCI et Luisa MIGLIO, « Alfabetizzazione e organizzazione scolastica nella Toscana dei XIV secolo », in La Toscana nel secolo XIV, op. cit., p. 465-484 ; Christiane KLAPISCH-ZUBER, «Le chiavi fiorentine di Barbablù : l’apprendimento della lettura a Firenze nel xv secolo », Quaderni Storici, 57, n° 3 (1984), p. 765-792 (rééd. dans La Maison et le nom, Paris 1991) ; Franco FRANCESCHI, « La mémoire des laboratores à Florence au début du xve siècle », Annales ESC, 5 (1990), p. 1143-1167 ; Duccio BALESTRACCI, La zappa e la retorica. Memorie familiari di un contadino toscano del Quattrocento, Firenze 1984.

[2] Prestanze 332, f° 160 : « Paulus Scr Guidonis. orpellarius ».

[3] Ibid.

[4] Il est coté pour 93 deniers de Prestanza (ibid.) ; ses enfants le seront un peu moins, en 1404 : « Figliuoli e redi di Pagolo di Ser Guido cimatore, fl. 1 » (Prestanze 2042, f° 55v).